Il Giudizio

Come esseri umani siamo in grado di conoscere il mondo, di conoscere, attraverso due immensi meccanismi percettivi; l’emozione e la logica. in parole povere, il sentire, nel senso di provare emozioni, e il pensare. L’uno spesso esclude l’altro, ma questo non deve mai avvenire in degustazione, anzi, è proprio la degustazione ad unire queste due percezioni.  Forse è meglio raccontare un aneddoto per spiegare meglio questo discorso.

Un Re ordinò ad un nobile e ad un contadino di descrivere una mela, il nobile la sezionò, ne contò i semi, ne descrisse il colore e infine scrisse un descrizione tecnica della mela. Il contadino la assaggiò e disse che era buona. Entrambi hanno descritto la mela, entrambi hanno portato a termine l’ordine del Re secondo il proprio metodo di conoscere il mondo, nessuno dei due ha torto, nessuno ha sbagliato.

Questo è per dire quanto sia impossibile uscire da noi stessi quando parliamo di degustazione, studiare analisi sensoriale ha senso solo se accettiamo di essere confinati nel proprio modo di conoscere il mondo, il proprio metodo percettivo.

Come abbiamo visto non esistono metodi sbagliati, esiste solo una percezione logica ed una emotiva dell’oggetto che dobbiamo conoscere; il vino infatti, che è l’oggetto in esame, stimola entrambe le percezioni, per via logica quando parliamo di deduzioni tecniche, per via emotiva quando parliamo di analisi sensoriale e stadi evocativi.

Le considerazioni di un degustatore consapevole sono sempre super partes, saranno una valutazione più o meno positiva di una serie di dati logici ed emotivi, estratti solo dopo aver rimosso professionalmente ogni traccia di autosuggestione; ma per quanto possiamo essere degustatori infallibili non potremo mai essere super partes da noi stessi, dal nostro metodo di conoscenza dell’oggetto, in questo caso del vino. Non possiamo descrivere un vino dall’esterno essendo noi stessi  perennemente nel nostro interno. È come chiedere ad un pesce di descrivere il mare con gli occhi di un gabbiano.

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