L’irrigazione

Come in tutte le coltivazioni, l’acqua gioca un ruolo importante in viticoltura. La fonte maggiore è rappresentata senza dubbio dalle precipitazioni atmosferiche, che siano neve, pioggia o la temutissima grandine. Tuttavia, non sempre gli apporti idrici sono favorevoli come si potrebbe pensare. Nel caso della vite, la loro regolazione è anzi fondamentale per arrivare poi ad una produzione di uva di buona qualità da cui poter partire per la vinificazione di un buon vino.

Normalmente in viticoltura la regolazione degli apporti idrici è una faccenda delicata. La vite non ha infatti bisogno di grandi quantità di acqua, anzi si cerca di sottoporla ad una certa mancanza d’acqua per regolare quantità e qualità dell’uva prodotta. Come per ogni cosa, i tempi sono fondamentali: una grandinata quando i fiori sono sulla pianta sarà devastante per la produzione, mentre piogge rapide e abbondati in alcuni periodi saranno positive.

Il momento migliore per “far prendere acqua” alla vigna è di solito quello che va da inizio giugno a metà agosto, che corrisponde in genere al momento dello sviluppo degli acini sul grappolo: dall’essere piccoli e verdi, si ingrossano e prendono la colorazione caratteristica del tipo di vitigno. L’acqua in questo momento diventa molto utile, poiché la pianta comincia a sintetizzare le sostanze zuccherine e aromatiche negli acini, richiedendo molta acqua e molta energia per la fotosintesi. Un buon apporto idrico durante questo periodo perciò garantirà una produzione abbondante.

Successivamente, a fine agosto – inizio settembre, la pioggia non è più tanto richiesta, ma anzi temuta: infatti, nel periodo che precede la vendemmia può portare alla diluizione delle sostanze nell’acino perché la pianta, dopo il periodo secco estivo, tenderà ad assorbire ogni goccia d’acqua che riuscirà ad ottenere dal terreno. Inoltre, soprattutto nelle varietà dove gli acini sono grossi e molto ravvicinati sul grappolo, un aumento di umidità portato dalle piogge favorisce lo sviluppo di muffe come la Botrite, che rovinano molto rapidamente i grappoli diminuendo significativamente la qualità delle produzioni.

A livello sensoriale, queste due possibilità sono molto evidenti in vinificazione: quando la pioggia è stata troppo abbondante prima della raccolta, il mosto sembra letteralmente diluito, come se vi si avesse aggiunto acqua direttamente; se invece i grappoli sono stati intaccati dalla muffa, l’odore ed il sapore sgradevole si ritroveranno anche nel mosto, ed in alcuni casi saranno difficili da eliminare.

Fin qui, regolare l’irrigazione della vite risulta perciò una faccenda complessa. Nel mondo viticolo, solo alcuni Paesi hanno direttamente autorizzato l’irrigazione artificiale, come nel caso della California, dove sarebbe impossibile non irrigare a causa del clima molto secco. In Italia, questa pratica non è né vietata né incoraggiata, tuttavia si pratica in genere come irrigazione di soccorso per alcune DOC nei periodi di forte siccità (come nell’annata 2012 in molte DOC italiane, fra cui Docg Amarone della Valpolicella, Doc Chianti classico, DOCG Nobile di Montepulciano).
Ginevra Espositi

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3 pensieri su “L’irrigazione

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