L’invasione della Phylloxera

Sono tre le malattie della vite più temute al mondo, due sono un fungo, Oidio e Peronospera, la terza è un insetto: la Fillossera. È grande quanto una punta di spillo, ma è la più temibile delle piaghe vitivinicole e la sua esistenza ha cambiato per sempre il nostro modo di coltivare la vite, quindi, di bere. La cicatrice che ha lasciato la Fillossera nella storia è ancora fresca considerando che la sua prima manifestazione avviene nel 1863, ad Arles, in Provenza.

 
Nei vigneti della zona a est e a ovest della foce del Rodano comparivano segni di malattia simile a quella della tubercolosi, le foglie si avvizzivano e cadevano, le nuove radici erano prive di vigore, i frutti rimanevano acerbi, dopo circa 3 anni dai primi sintomi la pianta era solitamente morta. La vigna era morta. Nel 1868 si scopre che la causa è dovuta ad un insetto; insetto mai visto prima. Nel 1876 i contagi erano arrivati a centinaia di chilometri dal primo focolaio; nel giro di qualche decennio tutta la viticultura europea fu messa in ginocchio.

 
Oggi sappiamo che la Fillossera punge le radici della vite, che a loro volta reagiscono in maniera molto violenta e si deformano, compromettendo la capacità di assorbimento dei nutrienti dal terreno. Dato che l’insetto vive principalmente nel terreno era pressoché impossibile sia da vedere che da combattere, ma soprattutto non si era mai manifestato nella storia dell’uomo.

 
La domanda che però qualcuno si è fatto sul perché questo insetto improvvisamente si è manifestato e ha trovato terreno fertile per proliferare così violentemente solo nell’800 è stata la chiave di volta per capire il mistero della Fillossera.

 
Nel 1850 i tecnologici vaporetti, che in circa dieci giorni riuscivano a compiere il viaggio oltreoceano, hanno trasportato dall’America la Fillossera ancora viva all’arrivo. I mesi necessari per attraversare l’oceano a vela avevano inconsciamente sempre preventivato questo arrivo dal nuovo mondo.

 
Una volta sbarcata in Europa l’invasione della Fillossera si è sviluppata con un ferocia pazzesca. Ha sterminato più dell’ottanta percento della viticultura.

 
Rintracciando l’insetto al luogo di origine però sì è notato che le viti americane (vitis berlandieri e vitis rupestris) erano poco sensibili alle punture dell’insetto, mentre le radici della vite europea (vitis vinifera) erano, e sono tuttora, estremamente sensibili. L’unico modo per salvare la vite fu quello di innestare le radici della vite americana con la parte aerea della vite europea.

 
Da allora tutte quasi tutte le vigne impiantate del mondo sono caratterizzate da questo innesto, cambiando per sempre la storia della viticultura; il vino che beviamo oggi non proviene dalla tradizione vitivinicola europea di millenni, ma da questa neonata era vivaistica, figlia obbligata dell’unione del nuovo al vecchio mondo; l’era Post-Fillosserica.

 

 

Raffaele Rendina

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