L’etichetta è puttana

Sono convinto che ciò che ti affascina, prima ancora che tu te ne renda conto, ti definisce. Se ti piace andare in chiesa, se ti piace picchiare tua moglie, se ti piace fare sesso con gli amici, se ti piace drogarti o se ti piace ascoltare il grande jazz, non dipende da te, ma da come la natura della tua anima cerca di emergere.

Che tu sia lettore o cinefilo, sportivo o pantofolaio, attraverso le pulsioni che non riesci a contrastare, la tua identità si definisce ancor prima che tu possa scoprire chi sei. Questo è molto importante, soprattutto è molto importante da accettare, perché questo meccanismo di fascinazione è il motivo della vera esistenza delle etichette di vino; che per natura differiscono tutte l’una dall’altra proprio perché non veicolano solo le informazioni del contenuto.

L’etichetta ci dice molto di noi, molto più di quanto ci dica del vino, da ogni etichetta possiamo imparare qualcosa del rapporto che abbiamo con il vino. Ci sono tre aspetti fondamentali che un’etichetta deve avere per chiamarsi tale.

 

  • Deve parlare – Ognuno ha una sua personale idea di vino, di cosa sia e come dovrebbe essere. In questo primo aspetto l’etichetta ci avvicina o ci respinge da quest’idea. Notare quanto un’etichetta riesca ad esprimere la nostra idea di vino ci aiuterà ad individuare meglio la nostra identità di degustatori. Cosa secondo noi sia vino e cosa non lo è.

 

  • Deve includerci – Il legame che il contenuto ha con l’etichetta è pressoché nullo, ma l’etichetta deve essere per sua natura poliedrica nel riempimento dei nostri significati, soprattutto quelli che decidiamo di attribuire al prodotto. L’etichetta del vino si comporta esattamente come un quadro, o una canzone, dove siamo noi spettatori, attraverso la nostra attribuzione di significato a compiere metà dell’opera; ed è forse proprio per questo che ci sentiamo legati in modo intimo ad alcune aziende, come ad alcuni artisti o musicisti. L’etichetta stessa quindi deve vendersi al cliente, includerlo nel processo creativo, farsi possedere a suo mero piacimento.

 

  • Deve appiccicarsi – Una buona etichetta ha la maledetta capacità di appiccicarsi e non staccarsi più. Tutte le etichette si appiccicano, come quando a scuola abbiamo etichettato il secchione, la bella della classe, il ribelle o il dormiglione. Tanto più insicuro sarà il degustatore, tanto più adesiva sarà l’etichetta. Questo aspetto è forse il più importante da notare proprio perché l’etichetta non dovrebbe mai essere più importante del prodotto finito, proprio come il prodotto finito non può essere più importante del processo; spesso purtroppo lo è.

 

Raffaele Rendina

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