L’esperienza biodinamica

La viticoltura biodinamica è sempre un’esperienza. Cambiare totalmente le regole del gioco e passare ad un metodo fatto di fasi lunari, filosofia metabotanica, cornoletame e dinamizzazione. Ma partiamo dal principio.

Era il lontano1928. Il filosofo Rudolf Steiner insieme ad illustri colleghi, su richiesta degli andamenti agricoli del tempo dove si presentava la necessità di sviluppare un sistema diverso dal convenzionale sfruttamento agricolo, teorizza il metodo biodinamico. Si fonda anche l’associazione Demeter, organo tutt’ora esistente che certifica e guida i moderni agricoltori che hanno abbracciato questo metodo. Le regole sono semplici, ma diverse da quelle sviluppate a suo tempo per il metodo di coltivazione biologico.

Alla base c’è la volontà di rispettare, e in molti casi di ripristinare, il cicli naturali di un ecosistema agricolo, in questo caso la vigna. Pertanto, via pesticidi chimici e fertilizzanti di sintesi. Il terreno diventa parte fondamentale e non solo mezzo su cui crescono le piante. Quindi viene lavorato (poco) per mantenerne la fertilità, in base all’alternanza delle fasi lunari e dei “cicli cosmici”.  Per esempio, non farò l’aratura in questa settimana e in questa stagione con la luna calante, ma aspetterò la luna nuova. Non si sa mai.

Molti praticano anche l’allevamento di bestiame, che produce letame da impiegare come concime; o la semina di erbe e piante specifiche tra i filari della vigna, con funzione omeopatica e fertilizzante quando si girano le zolle di terra ad Ottobre. Sempre col favore della luna e di Giove, ovviamente.

Ora, al di là della diffusione del metodo biodinamico in viticoltura e del plauso che ha recentemente ottenuto, bisogna dire che non ci sono prove empiriche che sia effettivamente in grado di perseguire i suoi obbiettivi, come alcuni studiosi affermano.

Sostanzialmente, la biodinamica è una filosofia, uno stile di vita. Quindi ci devi credere. Coloro che l’hanno abbracciata come dogma produttivo, ne sono profondamente contenti ed appagati. Si sentono parte di una tendenza che, sono certi, sarà in grado di cambiare gli stili produttivi degli ultimi trent’anni, i quali hanno portato all’impoverimento dei terreni in tutto il mondo.

È pur vero che si tratta di un sistema agricolo “di tendenza”. Molti produttori hanno fatto del biodinamico un concetto talmente importante per l’azienda da convertire ettari ed ettari alla sua conduzione. Ma, insieme ad altri consapevoli e consenzienti, vi sono coloro che cavalcano l’onda del marketing, non a torto, anche se non credono fino in fondo al potere mistico della luna e delle forze terrestri.

Fondamentalmente, l’uva è lo specchio di quanta cura viene messa nella sua produzione. Il metodo biodinamico cerca nobilmente di conservare, se non aumentare le risorse naturali impiegate per produrre uva, con particolare attenzione al suolo della vigna. Allineamenti cosmici a parte.

Ginevra Espositi

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